Testimonianze

Angelo D’Alessandro, il regista gentile e silenzioso 

di Michele Gesualdi* 

Dopo la pubblicazione della Lettera ai cappellani militari, la denuncia e la successiva Lettera ai giudici, si accesero i riflettori su don Lorenzo e la scuola di Barbiana da parte della stampa, dei fotografi e dei registi.

Ricordo che quanti salivano lassù venivano ammessi in silenzio ad assistere alle lezioni, ma molti di loro dopo pochi minuti interrompevano: «don Milani, noi siamo venuti per intervistarla ci può dedicare una mezzoretta?». Di solito finiva in scenate. Don Lorenzo reagiva seccato dicendo: «vi faccio entrare in aula mentre facciamo lezione e voi vi permettete di interrompermi pensando a voi. In nessun’altra scuola lo avreste fatto, anzi sareste rimasti in rispetto fuori fino a quando non fossero terminate le lezioni. Io ve l’ho permesso solo perché voglio che i miei ragazzi conoscano molta gente e imparino a giudicarla. Se voi accettate di servire loro, bene, altrimenti levatevi di torno».

Normalmente se ne andavano via urtati e sparavano articoli di feroce critica. Nessuno era mai stato autorizzato a fare riprese, a parte il professor Ammannati.

Per don Lorenzo era poi l’occasione per insegnare che normalmente dietro ogni giornale c’era un padrone che non ricercava la verità obbiettiva, ma solo una verità di parte al servizio degli interessi di quel giornale o editore. Ci metteva in guardia, sempre, di diffidare con ferma coerenza.

In quel periodo salì a Barbiana anche il regista Angelo D’Alessandro, e come tutti fu fatto entrare in aula mentre don Lorenzo continuava la sua lezione come se non esistesse. D’Alessandro a differenza di tutti gli altri se ne stette attento, in silenzio senza fiatare. Solo alla fine della lezione gli fu domandato chi fosse e cosa volesse. Rispose che era un regista e che era venuto con l’intenzione di fare un servizio sugli obbiettori di coscienza. Ma, aggiunse che la scuola, lo sguardo e l’attenzione di questi ragazzi, le cose ascoltate e l’atmosfera che stava respirando e soprattutto il servizio ad una bella causa cui questa scuola educava, lo avevano messo in crisi.

Ora aveva le idee confuse e sentiva la sproporzione tra il lavoro che aveva in mente di fare e la realtà straordinaria che aveva incontrato e scoperto.

Rimase a mangiare in canonica insieme alla famiglia barbianese e nel pomeriggio fu punzecchiato dai ragazzi con mille domande sul lavoro del regista, sui film realizzati, su quanto gli rendevano in termini economici, su chi fosse lui, chi stesse dietro le sue riprese e quali fossero i veri obbiettivi che lo muovevano. Insomma anche D’Alessandro “subì” una lezione “processo” molto intensa che lasciò soddisfatti i ragazzi e don Lorenzo.

D’Alessandro fu invitato a tornare per vedere insieme un film ed insegnare ai ragazzi a leggerne il linguaggio e i messaggi che questo proponeva. Fu scelto il film Tragedia nella miniera. Il pomeriggio successivo era a Barbiana con la pellicola che venne proiettato nella scuola, sul telo bianco che usavamo come schermo. Già la mattina però i ragazzi e don Lorenzo avevano letto e discusso del contenuto del film. Dopo la proiezione fecero qualche osservazione, ma volevano andare più a fondo e chiesero a D’Alessandro se poteva tornare a riproiettarlo successivamente. Per tutta la mattina del giorno seguente videro il film fermando continuamente la proiezione e discutendo ogni curiosità ed analisi che scaturivano. Poi si confrontarono a lungo col regista. Si leggeva negli occhi e nell’espressione di D’Alessandro la meraviglia per tutto quell’approfondimento, il metodo di studio e di critica sui contenuti del film.

«Lei è venuto qui e ha pensato più a confrontarsi coi ragazzi che alle sue riprese» – gli fece notare don Lorenzo; «Ha superato bene l’esame, se vuole può riprendere come scorre la vita della nostra scuola».

Di fronte a questa proposta gli altri ragazzi si mostrarono contenti, io invece mi ribellai. Mi sembrava incoerente: il Priore ci aveva insegnato a diffidare sempre dei giornalisti perché scrivono non il vero ma quello che serve ai loro padroni, invece a questo regista, che conosceva appena, gli permetteva di riprendere la scuola.

Non condividevo, espressi le mie critiche e per non venir meno alla mia coerenza, non permisi di essere ripreso. Don Lorenzo mi dette ragione, ma confessò: – «Lo faccio per voi. Per lasciarvi un ricordo filmato, mio insieme a voi nella nostra scuola”. Gli risposi che il ricordo stava nei valori che ci aveva insegnato e nella coerenza di vita che aveva sempre preteso da sé e da noi. «Perché» – come una volta mi dicesti – «è Dio che ha messo nei cuori dei poveri sete di coerenza e di giustizia».

Non solo si fece riprendere, ma addirittura lesse un pezzo della Lettera ai giudici e acconsentì ad essere ripreso anche in chiesa, cosa che non aveva mai permesso a nessuno, nemmeno all’amico stimato, professore Ammannati.

Rimasi a fianco di D’Alessandro durante le riprese e mi ricordo l’ilarità degli altri a sentirsi attori per un giorno.

Probabilmente all’epoca non considerai che per lui i valori religiosi di fede, di impegno pastorale e sociale per dare dignità agli esclusi andavano rispettati con coerenza assoluta, mentre altri atteggiamenti venivano aggiustati secondo il bene dei ragazzi.

Posso dire oggi che probabilmente don Lorenzo aveva visto giusto. Era dotato della capacità di leggere nei cuori delle persone e percepirne il valore. Non è stato tradito da D’Alessandro, la pellicola è rimasta chiusa nei cassetti per 55 anni. Non l’ha sfruttata o concessa.

Era un dono per noi ragazzi, per ricordarci del nostro Priore e della nostra scuola, della nostra storia di giovani uomini e giovani donne.

Barbiana, 28 luglio 2017

* Michele Gesualdi è stato uno dei primi sei “ragazzi” per i quali don Milani organizza a Barbiana la scuola dal 1956. Da sempre si occupa di far conoscere e diffondere l’opera e il pensiero del suo maestro curandone gli scritti in varie pubblicazioni. Don Lorenzo Milani. L’esilio di Barbiana (2016), è il suo ultimo lavoro. Sindacalista e amministratore pubblico, attualmente è presidente della Fondazione Don Lorenzo Milani.